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Strofa
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Nella mwcqletteratura e nella mwcgmetrica, la mwcwstrofa (o mwdastrofe) è un gruppo di mwdqversi, di numero e di tipo fisso o variabile che vengono organizzati secondo uno schema, in genere mwdgritmico, seguito da una pausa.

È nota anche con il nome di mweastanza, termine preferito per le mweqcanzoni.

Per poter definire i vari tipi di strofe occorre prendere in considerazione sia la successione delle mwewrime sia il numero dei mwfaversi.

La strofa può quindi essere considerata un sistema ritmico che viene stabilito dalla combinazione delle rime e dalla struttura mwfgmetrica dei versi che la compongono.

Le forme più frequenti sono il mwgadistico, la mwgqterzina, la mwggquartina, la mwgwsestina, l'mwhaottava. Più rare le strofe pentastiche ed eptastiche, rispettivamente di cinque e sette versi.

Contents

Note

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Strofa nella metrica greca e latina

Nella mwiametrica classica, la strofa è una componente caratterizzante del canto della branca della lirica detta "corale", e del coro del teatro, sia in tragedia che nella commedia.

Comparve nel teatro greco con l'evoluzione della lirica corale, quando i due cori, che in precedenza si trovavano a destra e a sinistra del palco, si combinarono per cantare insieme all'unisono, o diedero la possibilità al corifeo di cantare per loro, rimanendo in centro.

Nelle mwiwodi compare dopo ogni coppia di mwjastrofe/mwjqantistrofe, da cui si differenzia metricamente, rispondendo invece agli altri epòdi della stessa ode. Al contrario, nei canti corali della mwjgtragedia e della mwjwcommedia non è sempre presente dopo la coppia strofe/antistrofe.

Secondo la tradizione, questa struttura metrica fu inventata da mwkqArchiloco, ma in ogni caso si diffuse nelle odi della mwkgcitarodia e divenne un elemento fisso della lirica corale a partire da mwkwStesicoro. Si estese anche al di fuori di queste forme di letteratura. Ad esempio nella poesia latina fu coltivato, come arcaismo, sia come poesia a sé stante sia come parte dell'mwlaode. Ad esempio, gli epitalami di mwlqCatullo riportano sequenze di strofe, antistrofe ed epòdo.

Ispirandosi sia allo stile sia al contenuto delle opere di Archiloco, mwlwCarducci chiamò mwmamwmqGiambi ed Epodi (1882) una raccolta di poesie satiriche e polemiche.

Le parti cantate del coro consistono in strofe di versi lirici, articolate in una serie di strofe, antistrofe ed epodo. Dal greco στροφή (giro), il termine indica il percorso circolare che il coro compie danzando nell'orchestra del teatro, o in un'area addetta alle esecuzioni del canto corale. Per estensione la parola è utilizzata quando si parla di lirica corale greca, per indicare il testo poetico del canto che il coro esegue mente compie un giro d'orchestra, e la tecnica della strofe, antistrofe ed epodo è ricorrente nei lirici corali, oltre che nel teatro, come mwmwSimonide, mwnaPindaro, mwnqBacchilide, mwngAlcmane, mwnwIbico, mwoaStesicoro.

L'orchestra del teatro greco era di forma circolare, l'orchestra semicircolare di molti teatri greci è frutto di ristrutturazioni di età tardo ellenistica, e poi romana, e si spiega con il graduale venir meno della funzione principale del coro nell'età classica e antica nelle rappresentazioni. Normalmente un brano di lirica corale prevede la sequenza di un numero variabile di strofe, nella lirica corale e nei cori teatrali ad ogni strofe seguiva un'antistrofe, caratterizzata dallo stesso schema metrico della strofe. Verosimilmente a giudicare dall'etimologia della parola, l'antistrofe veniva eseguita dal coro percorrendo l'orchestra in senso contrario al giro della strofe.

La strofe e l'antistrofe si alternavano secondo schemi diversi nella lirica corale, e nei cori di tragedia. Le composizioni corali di Pindaro, Simonide e Bacchilide erano costruite sullo schema detto "triade stesicorea": ogni brano era costituito da un numero variabile di triadi (strofe, antistrofe, epodo), ogni strofe e antistrofe si basava sullo stesso schema metrico, mentre l'epodo aveva schema diverso da quello di strofe e antistrofe; ogni epodo aveva comunque schema metrico e identico a quello di tutti gli altri epodi. Lo schema della triade stesicorea è A (strofe), A1 (antistrofe), B (epodo), l’mwpwOlimpica I' di Pindaro ad esempio è costituita da 4 triadi stesicoree.
I cori di commedie e tragedie erano invece costituiti normalmente da un numero variabile di coppie strofiche, ossia strofe e antistrofe a ripetizione, dove lo schema metrico si ripeteva, ma era sempre diverso da quelle delle altre coppie, secondo la seguente alternanza:

• A (strofe) - A1 (antistrofe)
• B (strofe) - B1 (antistrofe) ecc..

Per far comprendere la diversità della regolarità delle strofe nei lirici corali, e della variazione libera nel coro tragico, si forniranno degli esempi di triade stesicorea con gli autori Stesicoro, Ibico e Simonide. Si notino le varie sfumature delle morae da due a otto piedi, e delle loro molteplici combinazioni, di sillaba lunga —, breve ∪ e libera X:

• Stesicoro: dalla mwrwGerioneide fr. 15 Page-Davies

• Antistrofe vv 5-13 composta da mwsgdimetro anapestico catalettico (5), dimetro anapestico (6), anap. catalett. (7), anap. (8), dipodia anapestica catalett. (9), dim. anap. (10), dipod. anap. (11), dimetro anap. (12), idem (13)
• Epodo vv 14-17: dimetro anapestico, dimestro anap. catalettico, teatrametro dattilico (alcmanio).

L'alcmanio è un tetrametro "dattilico" così denominato in riferimento al poeta mwuqAlcmane, il quale lo avrebbe creato per esprimere la sua voce in capitolo durante i cori dei mwugParteni, come nel mwuwPartenio del Louvre: l'alcmanio può essere catalettico (— Ū Ū — Ū Ū — Ū Ū — ∪ ∪) o acataletto ( Ū Ū — Ū Ū — Ū Ū — X). Nella lirica oraziana si accoppia, come secondo verso, con l'esametro dattilico nel sistema strofico detto "archilocheo I". mwvaGiosuè Carducci ne riprodusse il ritmo nell’mwvqOde Courmayeur, rendendo l'esametro un settenario piano nelle strofe dispari, e tronco nelle pari + novenario, e il tetrametro con un novenario.

• Ibico: mwwaEncomio di Policrate (fr. 151 Page-Davies)

• Strofe e antistrofe vv. 1-4: alcmanio (1), alcmanio (2), hemiepes (3), enoplio (4)
• Epodo (5 versi): 1, dimetro anapestico catalettico (enoplio), 2, dimetro anap. cat., 3 idem, 4 pentametro eolico, 5 coriambo dimetro dattilico

• le mwxgstrofe o versi κατὰ στροφήν(mwxwkatà strophèn): possono essere composte sempre dal medesimo verso oppure da combinazioni di versi diversi. Nella mwyalirica corale tali strofe possono essere create secondo schemi molto complessi, mentre maggiore uniformità si incontra nella mwyqlirica monodica, in cui, accanto a strofe ottenute accostando due distici epodici (come avviene nelle mwygOdi di Orazio) sono possibili varie combinazioni. Gli schemi più importanti sono:


Nella metrica classica, e in particolare della metrica eolica greca e latina, per mwbqstrofa saffica (detta anche "minore" per distinguerla da quella "maggiore") si intende una strofa composta da tre mwbgendecasillabi saffici (2 trochei, dattilo in terza sede + 2 trochei) e da un verso adonio (dattilo + trocheo).

È attribuita alla celebre poetessa di Lesbo, mwcaSaffo. Secondo la tradizione, il primo dei nove libri composti da Saffo e custoditi nella biblioteca di Alessandria era interamente scritto in strofe saffiche per un totale di 1320 versi. La "saffica" fu ampiamente ripresa anche nel mondo latino, in particolare da mwcqCatullo.

Schema:

— mwdq∪ — X | — mwdg∪ mwdw∪ — | mwea∪ — X

L'endecasillabo saffico di ampio impiego nella lirica tanto greca che latina, è una formazione analoga all'endecasillabo falecio. Esso è composto da un dimetro coriambico II, le cui sillabe libere assumono di norma la forma del ditrocheo, e da un monometro giambico catalettico. Il ditrocheo ammette la lunga irrazionale al secondo piede, come di norma per le sizigie trocaiche; altre combinazioni delle sillabe libere iniziali si incontrano sporadicamente nella poesia drammatica, in cui anche l'endecasillabo saffico si incontra sporadicamente.

mwewmwfaSaffico maggiore

Equivale a un endecasillabo saffico (2 trochei, dattilo in terza sede+ 2 trochei) ripetuto 3 volte come nel "saffico minore", con variazione per l'inserzione di un mwfgcoriambo (— ∪ ∪ —) dopo lo spondeo del secondo piede.

Nella poesia latina, Orazio regolarizza ulteriormente l'endecasillabo, rendendo obbligatoria la forma epitritica per il ditrocheo (— mwga∪ — —) e fissando la cesura del verso dopo la prima lunga del coriambo. Ad esempio:

mwgwQuem virum aut heroa lyra vel acri tibia sumis celebrare, Clio? (Orazio, mwhqOdi I 12 v. 1-2)

Sempre ad Orazio si deve la prima forma nota, forse da lui stesso inventata, del saffico maggiore, che sta al saffico come l'asclepiadeo maggiore sta all'asclepiadeo minore, da cui deriva tramite l'inserzione di un coriambo. Lo schema è

— mwiq∪ — X | — || mwig∪ mwiw∪ — || — mwja∪ mwjq∪ — |mwjg∪ — X

Es. mwkqSaepe trans finem iaculo nobilis expedito (Orazio, mwkgOdi I, 8, v. 12)

mwlamwlqAdonio

Lmwlw'mwmaadonio è un verso composto di un dattilo e di uno trocheo. Secondo un'altra definizione è una dipodia dattilica catalettica in disyllabam in quanto la sillaba finale è anceps e l'ultimo piede può esse inteso come un dattilo catalettico. Era una cadenza veloce composta da solo cinque sillabe. Secondo la tradizione era usato come sorta di ritornello con l'invocazione ad Adone in alcuni componimenti dal ritmo vivace. Molto usato nella strofa saffica in cui costituiva il quinario di chiusura dopo tre endecasillabi saffici minori.


La mwnqstrofe alcaica prende il nome dal poeta eolico mwngAlceo, è composta da due endecasillabi alcaici, un enneasillabo e un decasillabo. Talvolta la si può trovare disposta su tre versi, poiché vengono l'enneasillabo al decasillabo. Si tratta però di un errore, visto che l'unione non è giustificata per l'assenza della sinafia.

Lo schema è:

X— mwog∪— X —mwow∪mwpa∪ —mwpq∪ X
X— mwpw∪— X —mwqa∪mwqq∪ —mwqg∪ X
X— mwra∪— X —mwrq∪ —X
—mwrw∪mwsa∪ —mwsq∪mwsg∪ —mwsw∪ —X

Es.
mwtwĒheū fŭgācēs, Pōstŭmĕ, Pōstŭmĕ lābūntŭr ānnī, nēc pĭĕtās mŏrām rūgīs ĕt īnstāntī sĕnēctaē ādfĕrĕt īndŏmĭtaēquĕ mōrtī
(Orazio, Carme II 14, 1-4)

Lo schema dell'endecasillabo è:

X — mwvw∪ — | X || — mwwa∪ mwwq∪ — | mwwg∪ —

L'endecasillabo alcaico deve il suo nome ad Alceo, che ne fece ampio uso come elemento costitutivo della mwxastrofe alcaica; usato nella poesia lirica, questo metro fu introdotto a Roma da Orazio. È composto da un monometro giambico ipercatalettico e da un mwxqdodrans I; il monometro iambico, come usuale per le sizigie giambiche, ammette la lunga irrazionale per il primo piede, mentre la sillabe ipercatalettica è mwxgindifferens.

Alcuni esempi:

mwygVide ut alta stet nive candidum (Orazio, mwywOdi, I, 9, v. 1)

mwzqmwzgAsclepiadeo

I versi e le strofe asclepiadee prendono il nome dal poeta mw0aAsclepiade di Samo, anche se l'inventore di questi versi non è certificato, perché sia l'asclepiadeo maggiore che minore sono già noti dai lirici di mw0qLesbo Saffo e Alceo, forse Asclepiade compose carmi oggi perduti in questo verso, e dunque la tradizione ne attribuì la paternità, come sostiene mw0gOrazio nella sua mw0wArs poetica.

• mw1gAsclepiadeo minore: secondo la teoria di Efestione è un'esapodia giambica acatalettica, la sola terza dipodia però vi mostra l'andamento giambico puro, mentre le altre due unità di misura prendono la forma di antispasti, di cui il primo può avere nella prima sede la lunga irrazionale, e può talora essere sostituito da una dipodia trocaica. L'antispaso è una dipodia giambica che nella seconda parte viene battuta a contrattempo: la dipodia trocaica può essere considerata come una dipodia giambica del tutto battuta a contrattempocite-ref-1[1]. Dell'asclepiadeo fece uso anche Carducci per le sue mw2wOdi barbarecite-ref-2[2].

A metà della seconda dipodia c'è una pausa frequente, ma non obbligatoria in greco, al contrario in Orazio, che dà pure la forma costante di spondeo al primo piede. Lo schema metrico: ∪′∪ — ∪∪ — — ∪∪ — ∪ —

Probabilmente l'asclepiadeo minore è da considerare in Orazio come un'esapodia logaedica con lo spondeo irrazionale nel primo piede, due dattili di tre tempi nella seconda e quarta sede, una lunga di 3 tempi nella terza sede e nella pausa verso la fine.cite-ref-3[3]

• mw6aAsclepiadeo maggiore: è identico al minore, eccezione che il secondo antispasto è ripetuto. Negli originali greci si ha la cesura a metà della seconda, e a metà della terza dipodia. Tali cesure, usate da Catullo come i Greci in maniera facoltativa, in Orazio diventano obbligatorie, il quale ne fa lo stesso uso del minore, solo che dopo la sillaba di tre tempi, un altro dattilo di tre tempi e un'altra sillaba pure di tre tempi: quest'aggiunta rispetto all'asclepiadeo minore è compresa tra due pause. In Orazio ci sono 5 sfumature della strofe, a meno che le odi composte di soli asclepiadei minori o di soli maggiori non vogliano considerare come composizioni monostiche.cite-ref-4[4]

Resterebbe dunque un sistema distico asclepiadeo, dove si alternano un gliconeo II (identico all'asclepiadeo minore con in meno l'antispasto di mezzo) con un asclepiadeo minore, e poi 2 strofe, una composta di 3 asclepiadei minori chiusi da un gliconeo II e un'altra risultante da due asclepiadei minori, seguiti da un ferecrateo II (uguale al gliconeo II con in meno l'ultima sillaba) e da un gliconeo II.

Lo schema dell'asclepiadeo maggiore:

• Catulliano: — — — ∪∪ — — ∪∪ — — ∪∪ — ∪ — Ū

Catullo, mw8wLiber, I, 30

Àlfen‿ìmmemor àt || qu‿ùnanimìs || fàlse sodàlibùs,
iàm te nìl miserèt, || dùre, tuì || dùlcis amìculì?

• Oraziano: — — — ∪ ∪ — | — ∪∪ — | — ∪∪ — ∪ — Ū

Orazio, mw-qCarmina I, 11, 1

Tū nē quaēsǐĕrīs, || scīrĕ nĕfās, || quēm mǐhǐ, quēm tǐbǐ

Esistono quattro sfumature diverse di strofe in asclepiadeo, dopo la prima forma composta dal Maggiore e dal Minore del primo tipo, ci sono:

• Asclepiadeo II: da 3 asclepiadei minori + 1 gliconeo

X X, - U U-, - U U-, - U U-, X X
X X, - U U-, - U U-, - U U-, X X
X X, - U U-, - U U-, - U U-, X X
- - , - U U, - U U

• Asclepiadeo III: da 2 asclepiadei minori + 1 ferecrateo + 1 gliconeo

X X, - U U-, - U U-, - U U-, X X
X X, - U U-, - U U-, - U U-, X X
- - , - U U, - U
- - , - U U, - U U

• Asclepiadeo IV: da 2 gliconei e 2 asclepiadei minori alternati (ABAB)

- - , - U U, - U U
X X, - U U-, - U U-, - U U-, X X
- - , - U U, - U U
X X, - U U-, - U U-, - U U-, X X

Tipi di componimenti strofici in greco

Questi sistemi strofici sono in uso nella mwarilirica monodica, e più tardi nella poesia mwarmellenistica e in quella mwarqlatina. La mwarulirica corale, e le parti corali della tragedia, usano invece strofe dalla struttura molto più complessa e che variano molto da un esempio all'altro.

• i componimenti mwargastrofici, privi di un qualsiasi schema fisso. In tale categoria rientrano i sistemi, i mwarkmwarokómmoi del mwarsdramma (canti divisi tra il coro e gli attori), le mwarwmonodie del dramma, i mwar0ditirambi e i mwar4mwar8nomoi della mwasalirica corale.

I componimenti strofici, a seconda del loro ordine interno, sono poi ulteriormente divisi in:

• mwasqcomponimenti monostrofici quando la stessa strofe si ripete identica per tutto il poema;
• mwasycomponimenti mwascepodici, o mwasgtriade epodica, quando ad una strofe e ad un'antistrofe dalla stessa struttura metrica segue un epodo di struttura differente. Nella lirica corale, l'epodo è sempre ripetuto, secondo lo schema A A B, A' A' B', ecc.; nella tragedia invece l'epodo compare di solito una volta sola, in posizione variabile.

Il distico

Il mwassdistico, formato da una strofa composta di 2 versi in genere uguali metricamente, è a rima baciata (AA).

Un esempio dal mwas0mwas4Tesoretto di Brunetto Latini, un poemetto in mwas8distici di mwatasettenari:

"mwatiAl valente segnore mwatmA
mwatudi cui non so migliore mwatyA
mwatksulla terra trovare mwatoB
mwatwché non avete pare mwat0B (..)"

Una variante del distico viene proposta da mwat8Giovanni Pascoli e da mwauaGiosuè Carducci con una serie di mwaueendecasillabi combinati secondo lo schema AB,AB sul modello dell’mwauiendecasillabo mwaumalessandrino o francese.

Il distico è la stanza più piccola della lirica italiana, proprio per questa sua semplicità difficilmente viene usato da solo nella nostra lirica (contrariamente ad altre tradizioni poetiche come quella inglese che usa il mwauudistico eroico o mwauyheroic couplets per la poesia epica) più comunemente è utilizzato in combinazione con altri metri semplici. È utilizzato ad esempio come chiusa dell'ottava.

La terzina

Possibili rime:
mwauoABA BCB CDC DED... incatenata, terza rima o Dantesca

mwauwABA CBC DED FEF... Terzina doppia (introdotta da mwau0Cecco d'Ascoli nel mwau4poema didascalico mwau8L'Acerba; in strofe a gruppi di sei chiuse da un distico

«Non può morir chi al saver s'è dato,

Né vive in povertate né in difetto,
Né da fortuna può essere dannato;
Ma questa vita e l'altro mondo perde
Chi del savere ha sempre dispetto
Perdendo il bene dello tempo verde.
Chi perde il tempo e virtù non acquista,
Com' più ci pensa, l'alma più sattrista.»

(Cecco d'Ascoli, L'Acerba ver.1177-1184, Ediz. G. Cesari, Ascoli Piceno 1927)

utilizzata anche da mwavmGiovanni Pascoli per mwavqIl giorno dei morti (sempre a gruppi di sei, ma senza chiusa):

Io vedo (come è questo giorno, oscmwavyuro!) mwavcA
vedo nel cuore, vedo un camposmwavkantomwavoB
con un fosco cipresso alto sul mmwavwuro. mwav0A

E quel cipresso fumido si scmwav8aglia mwawaC
allo scirocco: a ora a ora in pimwawiantomwawmB
sciogliesi l'infinita nuvolmwawuaglia. mwawyC

O casa di mia gente, unica e mmwawgesta, mwawkD
o casa di mio padre, unica e mmwawsuta,mwawwE
dove l'inonda e muove la tempmwaw4esta; mwaw8D

o camposanto che sì crudi invmwaxeerni mwaxiF
hai per mia madre gracile e sparmwaxquta,mwaxuE
oggi ti vedo tutto sempitmwaxcerni mwaxgF
[...]

La mwaxsterzina, che ha di solito la rima incatenata (ABA BCB) e rappresenta il metro caratteristico della mwaxwpoesia didascalica e della poesia allegorica a cui appartiene anche la mwax4Divina Commedia di mwax8Dante Alighieri, è formata da una strofa di tre versi.
Nella terzina vengono usati più frequentemente gli endecasillabi (fu mwayeGiovanni Pascoli ad interrompere la tradizione costruendo terzine di novenari) dove il primo verso rima con il terzo e nella successione delle terzine il secondo verso rima con il primo della terzina che segue.

In alcuni autori dell'mwaymOttocento e del mwayqNovecento la rima può non essere incatenata, come nel Pascoli di mwayuMyricae.

La quartina

La mwaygmwaykquartina, per lo più a rima alternata (ABAB) o incrociata (ABBA) è una strofa composta da quattro versi che, come la terzina, può vivere autonomamente. Si possono cioè avere componimenti di sole quartine come nel caso della mwayopoesia mwaysDiana di mwaywMario Luzi che è composta da quattro quartine che seguono lo schema ABAB/CDED/FGFG/HILI.
I versi che compongono la quartina di solito sono dello stesso metro e si hanno così quartine composte di 4 endecasillabi o di 4 settenari.
Sono state adottate soluzioni differenti solamente da quei mway8poeti che hanno voluto imitare strofe di origine mwazagreco-mwazelatina. Un esempio ne è la strofa mwazistrofa saffica che è composta da tre endecasillabi e un quinario, oppure la strofa mwazmstrofa alcaica composta di due doppi mwazqquinari, da un mwazunovenario e da un mwazydecasillabo. Preludio di mwazcOdi Barbare di Giosuè Carducci è un esempio della strofa saffica:

A me la strofe vigile, balzante
co ’l plauso e ’l piede ritmico ne’ cori:
per l’ala a volo io còlgola, si volge
ella e repugna.

La sestina

La mwaz8sestina, che ha i primi quattro versi a rima alternata (ABAB) e gli altri due a rima baciata (CC), è un genere metrico composto da sei versi e si distingue tra mwaaasestina narrativa (o mwaaeserventese mwaairitornellato o sesta rima) composta da due distici a rima alternata o incrociata e da un distico a rima baciata (ABABCC;ABBACC) che viene spesso usata per gli argomenti leggeri e scherzosi e mwaammwaaqSestina Lirica che è una variante della mwaaucanzone con una struttura complessa che prevede sei mwaaystanze a strofe incatenate e parole-rima interamente ripetute. All'interno di una strofa le parole finali di ciascun verso non rimano tra di loro (ABCDEF) ma ritornano nei versi successivi secondo uno schema preciso chiamato mwaacretrogradatio cruciata: ultima, prima, penultima, seconda, terzultima, terza. Esempio: ABCDEF, FAEBDC, CFDABE, ECBFAD, DEACBF, BDFECA. Essa fu creata da mwaagArnaldo Daniello, dai mwaakpoeti provenzali, ed introdotta in mwaaoItalia da mwaasDante e da mwaawFrancesco Petrarca. Essa fu usata da alcuni mwaa0umanisti come mwaa4Leon Battista Alberti e la vediamo apparire nei mwaa8canzonieri del mwabaCinquecento e mwabeSeicento e nelle raccolte dell'mwabiArcadia.

Essa viene usata dai poeti mwabqtedeschi mwaburomantici nell'mwabyOttocento e nel mwabcNovecento da mwabgGabriele D'Annunzio, mwabkGiuseppe Ungaretti, mwaboFranco Fortini.

La rhyme royal

La mwab0mwab4rhyme royal, o mwab8rime royale, è una strofa di sette mwacapentametri giambici rimati a mwaceschema mwaciababbccmwacm5cite-ref-5[5]. Essa fu usata da alcuni poeti inglesi (mwacgGeoffrey Chaucer, mwackThomas Wyatt, mwacoEdmund Spenser, mwacsWilliam Shakespeare, mwacwJohn Milton, mwac0William Wordsworth, mwac4William Morris, mwac8John Masefield e mwadaEmma Lazarus).

mwadmPon freno, Musa, a quel sì lungo pianto
mwaduch'amor t'apre dal core,
mwadce vèstiti di ricco e lieto manto:
mwadkrendiamo a quella onore
mwadsche col vago splendore
mwad0facendo il cielo adorno
mwad8mostra quand'è più oscuro un chiaro giorno. mwaeamwaee(mwaeiBernardo Tasso, mwaemA Diana)

L'ottava

L'mwaeymwaecOttava, che è formata dai primi sei versi a rima alternata e gli ultimi due a rima baciata è il metro della poesia mwaegnarrativa e in particolare dei mwaekpoemi mwaeoepici-mwaescavallereschi, come lmwaew'mwae0mwae4Orlando furioso di mwae8Ludovico Ariosto (che riuscirà ad utilizzarla con grande naturalezza e a sfruttarne tutte le potenzialità, per questo l'ottava ariostesca ha anche il nome di "ottava d'oro") e la mwafamwafeGerusalemme liberata di mwafiTorquato Tasso. Essa vive il suo periodo più felice tra il mwafmDuecento e il mwafqSeicento, successivamente ripresa, anche se occasionalmente, da mwafuGiuseppe Giusti, mwafyNiccolò Tommaseo e mwafcGabriele D'Annunzio.

Canto l’arme pietose, e ’l Capitano
Che ’l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò col senno e con la mano;
Molto soffrì nel glorioso acquisto:
E invan l’Inferno a lui s’oppose; e invano
s’armò d’Asia e di Libia il popol misto:
Chè ’l Ciel gli diè favore, e sotto ai santi
Segni ridusse i suoi compagni erranti. mwagemwagi(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, Canto I, prima stanza)

Se ne attribuisce l'invenzione a mwagqGiovanni Boccaccio che la utilizzò per primo in uno dei suoi poemi. Per distinguerla dall'Ottava siciliana, che non ha il distico finale (ABABABAB), viene spesso chiamata col più preciso nome di "Ottava Toscana". Tale strofa è usata ancora oggi nella tradizione rurale della Toscana e del Lazio durante i "contrasti" (sfide a suon di ottave improvvisate). Derivato dell'ottava è l'mwaguottavina, usata prevalentemente durante i contrasti, è un'ottava dove il primo verso deve riprendere sempre l'ultima rima dell'ottava precedente.

Note

cite-note-11. mwagw(mwag0mwag4DE) Richard Volkmann, Hugo Gleditsch e Caspar Hammer, mwag8Rhetorik und Metrik der Griechen und Römer, I, II, III), I.V. Müller / MV-Socialscience, pp.mwaha 179-180, mwaheISBNmwahi 978-3-96-882065-1.
cite-note-22. mwahcmwahgPier Enea Guarnerio, mwahkManuale di versificazione italiana, Milano, mwahoCasa Editrice dott. Francesco Vallardi, 1893, pp.mwahs 261-267.
cite-note-33. F. Zambaldi, mwah8Metrica greca e latina, Torino 1882, p. 407 segg.
cite-note-44. E. Stampini, mwaimLa metrica di Orazio comparata con la greca, Torino 1908, pp. 4-5-11
cite-note-55. mwaic(mwaigmwaikEN) Joseph Berg Esenwein e Mary Eleanor Roberts, mwaiomwaisThe Art of Versification, mwaiwSpringfield, The Home Correspondence School, 1913, pp.mwai0 mwai4111-112.

Voci correlate

• mwajiEndecasillabo
• mwajyRima
• mwajwNona rima
• mwaj4Efimnio

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Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) strophe, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.